Musicoterapia

L’utilizzo della musica e dell’elemento sonoro-musicale in ambito terapeutico è da qualche decennio molto diffuso nonostante le esperienze applicative siano differentemente connotate in rapporto a finalità e contenuti delle proposte.

Le esperienze musicali proposte in ambito clinico sono numerose: il loro obiettivo principale è quello di creare una situazione di benessere in un contesto di socializzazione, attraverso proposte musicali (utilizzo ritmico di strumenti, canto, movimento associato alla musica, etc.) che costituiscono il contenuto dell’intervento.

Frequenti sono le esperienze di ascolto musicale, che possono avere varie finalità. La musica è potenzialmente evocativa, cioè sollecita ricordi o stati d’animo attraverso momenti di verbalizzazione successivi all’ascolto musicale.

L’ascolto musicale individualizzato (cioè quello che tiene conto delle preferenze musicali del persona) viene utilizzato con l’idea che possa agire efficacemente, inducendo stati di benessere e riducendo sintomi di varia natura, ad esempio migliorando il tono dell’umore e/o stimolando la relazione.

E’ plausibile ritenere che la musica abbia in sé potenzialità benefiche ma è anche opportuno considerare quanto questo sia spesso scarsamente in rapporto con il concetto di terapia. Tale concetto è da ricondursi alla possibilità di agire sull’attenuazione di sintomi o sulla prevenzione/stabilizzazione delle complicanze determinate dagli stessi (concetti di prevenzione secondaria e terziaria), con conseguenti ripercussioni sul piano generale della qualità di vita della persona. Appare chiaro come i benefici di una terapia dovrebbero ripetersi sistematicamente, mantenersi nel tempo e porre alla base del loro determinarsi una teoria esplicativa. A ciò si può aggiungere anche l’importanza di comprendere, attraverso approfondimenti clinico-applicativi, su quali soggetti si possa riscontrare un eventuale effetto terapeutico.

Accanto alle generiche potenzialità benefiche della musica, definite frequentemente come “musicoterapia” pur in assenza degli elementi sopra menzionati, esiste una definizione di “musicoterapia” riconosciuta e proposta dalla comunità musicoterapeutica internazionale (VIII Congresso Mondiale di Musicoterapia, Amburgo, 1996)[1].

Questa definizione rimanda ad alcuni elementi da ritenersi imprescindibili al fine di poter considerare potenzialmente terapeutico un intervento che preveda l’impiego dell’elemento sonoro-musicale1:

  • la presenza di un operatore qualificato (il musicoterapeuta);
  • un modello musicoterapeutico di riferimento fondato su presupposti teorici e metodologici;
  • la presenza di un setting strutturato;
  • obiettivi(che aspirano a divenire stabili e duraturi nel tempo) legati al cambiamento della persona o di alcune sue parti o funzioni;
  • il riferimento costante, nell’azione terapeutica, a un piano intrapersonale e/o interpersonale.

Quanto affermato è in linea con il concetto generale di “Evidence Based Practice” e implica riflessioni inerenti aspetti applicativi riconducibili ai seguenti  punti:

  • criteri di invio
  • assessment musicoterapeutico (finalizzato all’inclusione/esclusione dal trattamento)
  • definizione degli obiettivi terapeutici
  • contratto terapeutico
  • trattamento
  • valutazione (del processo e degli esiti)
  • conclusione dell’intervento

La musicoterapia ha intrapreso un percorso di sistematizzazione volto a incrementare la scientificità nella disciplina (“Evidence Based Music Therapy”).

Ciò implica riflessioni che si ricollegano ad aspetti teorici e metodologico-applicativi, attraverso uno sforzo rigoroso che renda maggiormente coerente il rapporto teoria e prassi e che introduca la ricerca scientifica come elemento imprescindibile a fondamento dell’applicazione terapeutica.

Questa premessa sottolinea alcuni aspetti ritenuti importanti per meglio definire la musicoterapia come disciplina con specificità cliniche e applicative. A tale proposito alcuni aspetti fondamentali dovrebbero essere oggetto di maggiori attenzioni:

  • la necessità di non far coincidere con il termine “musicoterapia” ogni proposta musicale rivolta a soggetti con patologie o disagi di varia natura;
  • la necessità di valutare il processo musicoterapeutico, esplicitandone e sviluppandone i contenuti (riportando riferimenti teorici e applicativi) oltre che gli aspetti metodologici a essi collegati;
  • la necessità di individuare adeguate modalità di analisi degli esiti del trattamento musicoterapeutico

Numerosi studi hanno valutato positivamente l’efficacia di trattamenti musicali e musicoterapeutici nei differenti ambiti clinici.

L’analisi della letteratura evidenzia le lacune ancora presenti nella ricerca in musicoterapia. Tali lacune sono riconducibili al piano metodologico della ricerca, ad esempio alla scarsa numerosità e alla parziale definizione clinica del campione, alla durata limitata degli interventi e all’assenza di strumenti standardizzati e validati finalizzati alla valutazione del processo terapeutico. Sono inoltre ancora numericamente scarsi gli studi controllati e randomizzati/controllati.

Riprendendo il concetto di terapia precedentemente esposto è possibile affermare che mediante la musicoterapia, intesa come tecnica di comunicazione pre-verbale e non-verbale che può prescindere dal simbolico, dalle capacità di astrazione e dal culturalmente appreso, si possano attivare modalità relazionali ed espressive di origine e natura arcaica che hanno quindi maggiore probabilità di essere ancora presenti anche nella persona con deterioramento cognitivo e psichico.

In termini psicologici si attua una regressione condivisa e guidata dal terapeuta: essa tende a ottenere un maggiore adattamento del paziente con la costituzione di nuovi e più armonici assetti interni rispetto ai deficit che caratterizzano la patologia.

La prospettiva intersoggettiva si pone come un possibile paradigma teorico per la musicoterapia, centrato sugli aspetti non verbali della comunicazione e sulla tecnica dell’improvvisazione sonoro-musicale.

Paziente e musicoterapeuta mettono in atto un dialogo sonoro facilitando l’espressione e la regolazione emotiva attraverso il mediatore sonoro. Si attua un processo di mutua regolazione e calibrazione che permette di:

  • comprendere l’altro e definire la propria posizione
  • condividere l’esperienza per il bisogno di sentirsi riconosciuti
  • ridefinire se stessi rispecchiandosi nell’altro, consolidando e rinnovando la propria identità .

Ciò conduce a:

  • un miglioramento/armonizzazione delle abilità comunicativo-relazionali
  • una riduzione/stabilizzazione  dei disturbi psichici e comportamentali
  • un miglioramento generale di qualità di vita della persona.

Attività di musicoterapia presso Fondazione Sospiro

L’attività di musicoterapia presso Fondazione Sospiro viene introdotta nel 1991 e applicata inizialmente alla disabilità psichica. I primi risultati sul piano clinico incoraggiano alcune esperienze di ricerca, dapprima rivolte all’ambito della disabilità e orientate qualitativamente poi in una prospettiva più quantitativa ed estesa all’ambito delle demenze (1998). Si ritiene infatti plausibile che anche la persona con demenza presenti gravi deficit affettivo-comunicativo-relazionali e che, per analogia, la musicoterapia, in quanto tecnica basata sulla relazione non verbale e sonoro-musicale, possa incidere positivamente su tali aspetti, facilitando e incrementando la relazione, oltre che agendo positivamente sui disturbi psichici e comportamentali correlati. Come anticipato le prime esperienze di ricerca mantengono un’impostazione qualitativa e sono volte a tracciare le basi teoriche e metodologiche dell’applicazione della musicoterapia nelle demenze. Gradualmente gli studi vengono orientati verso un’impostazione che integri il punto di vista qualitativo con quello quantitativo. L’obiettivo diviene dunque quello di sviluppare l’applicazione della musicoterapia attraverso studi metodologicamente rigorosi e adeguati rispetto a tale prospettiva. Dal 2001 l’équipe di musicoterapia della Fondazione Sospiro ha promosso numerosi studi (di seguito menzionati) in collaborazione con istituzioni pubbliche e private: Regione Lombardia, Dipartimento di Geriatria dell’ULSS di Dolo (VE), Istituto Auxologico Italiano IRCCS, Facoltà di Psicologia dell’ Università Cattolica di Milano, Gruppo di Ricerca Geriatrica di Brescia, Associazione Italiana di Psicogeriatria, Dipartimento di Sanità Pubblica, Medicina Sperimentale e Forense dell’Università di Pavia, Dipartimento di Scienze Biomediche e Chirurgiche Specialistiche – Clinica Neurologiche -  dell’Università di Ferrara, Dipartimento di Scienze Neurologiche e del Movimento dell’Università di Verona. Le esperienze di ricerca si sono gradualmente ampliate e maggiormente strutturate creando sinergie che hanno permesso di organizzare anche studi multicentrici (alcuni dei quali ancora in atto) e di pervenire a importanti pubblicazioni internazionali che hanno dimostrato l’efficacia della musicoterapia sui disturbi psichici e comportamentali nelle demenze.

Attualmente il Servizio di musicoterapia comprende una serie di attvità che si possono così sinteticamente riassumere:

Terapia

Sedute individuali e di piccolo gruppo che coinvolgono degenti del Dipartimento Anziani.

Ricerca

Alla ricerca (basata sull’analisi, lo studio e l’elaborazione di trattamenti clinici) viene dedicata attualmente una parte significativa dell’attività di musicoterapia presso il Dipartimento Anziani. La ricerca ha prodotto importanti pubblicazioni scientifiche internazionali.

 

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