Progetti di Ricerca

LA RICERCA-INTERVENTO IN RSA CON I CAREGIVERS DEGLI OSPITI

In generale, il ricovero in RSA avviene solo quando il caregivers non riesce più a svolgere in modo efficace il proprio compito di cura. Questo momento è molto spesso vissuto dai caregivers più come il fallimento di un progetto divenuto insostenibile che come la scelta della migliore tra le opportunità disponibili per la qualità della vita dell’anziano (Cigoli, Farina, Gennari, 2008; Tamanza, 1998; Giorgi, 2011).

Infatti, la separazione causata dall’inevitabile istituzionalizzazione del proprio caro, spesso in termini psichici è vissuta dai caregivers come una morte simbolica pre-termine, inflitta proprio da loro che avevano il compito di tenerlo in vita il più possibile, sia fisicamente attraverso i compiti di cura, sia psichicamente attraverso la relazione affettiva (Cigoli, 2006).

Per il caregivers la RSA assume dunque una connotazione altamente ambivalente: da un lato alleggerisce il caregivers e ottimizza le prestazioni di cura all’anziano malato, ma dall’altro essa diventa il ricettacolo di vissuti negativi come aggressività, rabbia, depressione, angoscia e senso di colpa vissuti dal caregiver per aver scelto di inserire l’anziano in struttura.

Peraltro la vicinanza tra caregiver e anziano implica che i caregivers “abitino” la RSA come i loro cari: qui trascorrono molto tempo e cercano, anche per sedare i sensi di colpa, di continuare il loro compito di cura rischiando così di entrare in competizione e in sfida con gli operatori dell’RSA. Portatori di un insieme di regole e aspettative precise, a volte con richieste eccessivamente pretenziose o inopportune che hanno a che fare con il tentativo di controllo maniacale, dirigono inconsapevolmente i propri vissuti negativi sugli operatori e anche sull’intera organizzazione.

È in queste condizioni che l’RSA può diventare un luogo di tensioni e incomprensioni, con fatiche emotive apparentemente ingiustificate sia per gli operatori che sono a più stretto contatto con gli anziani e i loro cari, sia per i caregivers che vedono irrealizzate e deluse le loro attese e speranze. Il rapporto tra caregivers e operatori diventa quindi difficoltoso e pieno di ostacoli: gli operatori si sentono giornalmente squalificati, controllati, manipolati da caregivers irriconoscenti. Tutto questo, ovviamente, implica non solo inefficienze organizzative, ma anche grande dispendio di energie e fonte di disagio psichico per gli operatori e per i caregivers, mentre il benessere degli ospiti è minato alla base.

Progetto attivato presso il Dipartimento Anziani , coordinato dal Dr. Daniele Bellandi, gestito in collaborazione con l’Università Cattolica del S. Cuore – sede di Brescia.

Bisogni formativi dell’RSA

Le nostre precedenti ricerche-intervento, in concordanza con la letteratura, relativamente al tema brevemente presentato hanno evidenziato che i caregivers di anziani ricoverati in RSA presentano spesso le seguenti caratteristiche:

  1. Un elevato grado di stress (burden), marcato disagio psicofisico, isolamento sociale e difficoltà relazionali con gli operatori dell’RSA;
  2. Elevata sofferenza legata all’idea che il proprio caro sia “destinato” alla morte;
  3. Una sofferenza amplificata dal fatto di aver assunto il ruolo di caregivers in maniera totalizzante e annullando quasi totalmente il proprio progetto di vita.

Obiettivi

L’obiettivo generale del progetto è aiutare i caregivers a fronteggiare le implicazioni emotive/affettive del processo di caregiving offrendo uno spazio in cui poter trattare il tema della morte, della separazione e della mancanza, rendendo pensabili e verbalizzabili sentimenti dolorosi, spesso inaccettabili, come il senso di colpa in seguito al ricovero in RSA. Il gruppo vuole essere luogo di accoglienza e contenimento, strumento di supporto e apprendimento nel percorso di elaborazione dei temi e sofferenze che emergono spontaneamente dalle voci dei caregivers

Gli obiettivi più specifici riguardano:

  1. Ritrovare uno spazio per la cura di sé e delle proprie fatiche emotive, soprattutto come  caregivers;
  2. Ridurre il livello di burden (stress), di disagio psicofisico e d’isolamento personale;

Apprendere modalità meno problematiche con le quali rapportarsi con la RSA e gli operatori, con l’anziano e più in generale i famigliari.

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